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La diagnosi prenatale, dove
e quando
di Filippo Maria Santorelli
La consulenza genetica prenatale è l’insieme di colloqui che una coppia a rischio di malattia genetica documentata (cromosomica o molecolare) effettua con il genetista al fine di acquisire informazioni che consentano loro di decidere in merito all’esito della gravidanza (interruzione o prosecuzione). La consulenza prenatale indirizza verso l’utilità
di test diagnostici prenatali e sulla loro epoca e informatività.
Le coppie che hanno un figlio o un membro della famiglia con una malattia
ereditaria e sono esse stesse ad alto rischio, hanno avuto a disposizione
nel recente passato le seguenti alternative per ridurre il rischio: La diagnosi prenatale (villocentesi o amniocentesi) permette
l’identificazione di anomalie genetiche, entro le prime 10-16 settimane
di gravidanza, in coppie a rischio di trasmettere una malattia genetica
alla prole. Entrambe queste procedure prevedono il campionamento di cellule
fetali, dalle quali verrà estratto il DNA per effettuare l’analisi
di mutazione di specifici geni e/o la determinazione del cariotipo fetale. Bisogna anche ricordare un’altra possibilità che potrebbe interessare le coppie che nutrono convinzioni personali contrarie all’aborto della gravidanza in cui fosse diagnosticata la malattia che ricorre in famiglia. Si tratta di una procedura complessa, chiamata “Diagnosi Genetica Preimpianto”. Attualmente essa è disponibile per le coppie di portatori di malattia genetica (che sono in larghissima maggioranza fertili) solo in centri specializzati all’estero, in quanto in Italia la Legge 40/2004 la ritiene indicata solo quando la coppia è infertile. La Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD) rappresenta una
nuova metodologia, complementare alle tecniche di diagnosi prenatale,
che permette di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni
cromosomiche in embrioni in fasi molto precoci di sviluppo, generati in
vitro da coppie a elevato rischio riproduttivo, prima del loro impianto
in utero. |
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L’Ambulatorio
di fisiopatologia respiratoria nelle patologie neuromuscolari.
Dott. Federico Sciarra (commissione medico-scientifica UILDM) Marina di Varcaturo (NA) maggio 2009 L’ambulatorio di fisiopatologia respiratoria, che intende seguire pazienti con patologie neuromuscolari, dovrebbe essere strutturato nel seguente modo, utilizzando tecniche e strumenti, raccomandati dalle principali linee guida internazionali, con una graduazione successiva nel tempo.
I terapisti della riabilitazione dovrebbero essere particolarmente preparati all’utilizzo di tecniche di disostruzione bronchiale con l’ausilio di macchine (cough assist, Pegaso ecc.) o con altri mezzi quali il pallone AMBU, e l’uso di tecniche manuali. I medici dell’ambulatorio dovrebbero essere in grado di utilizzare ventilatori meccanici con tecniche non invasive in grado d sopperire al lavoro respiratorio che il paziente, a causa del suo deficit muscolare, non è in grado di svolgere. E’ propria delle patologie neuromuscolari, la possibilità
di andare incontro, durante l’età evolutiva, e più
avanti nel tempo, ad un’insufficienza respiratoria causata il più
delle volte da un’ipoventilazione alveolare (scarsità d’aria
nelle zone più profonde del polmone), con conseguente ipercapnia
(aumento dell’anidride carbonica nel sangue). Due possibili situazioni possono portare il bambino e
l’adulto alla ventilazione meccanica domiciliare: Le condizioni che portano a ventilare un paziente in
elezione, sono rappresentate dai seguenti elementi: Le linee guida internazionali più importanti sono
quelle emanate nel 2004 dall’ENMC (European Neuro-Muscolar Centre)
e dall’ATS (American Toracic Society). La valutazione del paziente affetto da patologia neuromuscolare deve includere l’anamnesi, l’esame obbiettivo, le misure della funzione respiratoria, dell’efficacia della tosse, e la valutazione dei disturbi notturni del sonno. L’ENMC raccomanda nei pazienti con patologia neuromuscolare
> 5 anni la misura del FVC (capacità vitale forzata) in posizione
seduta una volta l’anno. Misure di MIP e MEP (massime pressioni espiratorie ed inspiratorie) per controllare la forza dei muscoli. Si raccomanda l’esecuzione di una saturimetria
notturna annuale quando il FVC e sotto il 60% o più spesso se il
FVC è sotto il 40% (forse in questi casi sarà utile rivalutare
la saturimetria ogni 6 mesi). E’ utile valutare segni e sintomi che indichino
la compromissione della funzione respiratoria. I segni e i sintomi da
escludere saranno i seguenti: E’ raccomandata l’emogasanalisi quando: Nei casi in cui la pulsiossimetria non è dirimente in presenza di segni e sintomi d’ipoventilazione è utile la polisonnografia possibilmente associata a monitoraggio della CO2 transcutanea e di fine espirazione. L’ATS consiglia nei pazienti affetti da DMD un
controllo una volta l’anno prima dell’uso obbligato della
sedia, poi due volte l’anno e in ogni modo dopo il compimento del
12 anno di vita. Per quello che riguarda lo studio dell’efficacia della tosse, è raccomandata la misura del picco di flusso espiratorio della tosse (PCEF) una volta l’anno e durante episodi d’infezione respiratoria. In caso di PCEF inferiore a 270 l/m (4,5 l/sec) o MEP inferiore a 60 cmH20, è indicato l’addestramento a tecniche di mobilizzazione delle secrezioni (fisiokinesiterapia respiratoria, drenaggio Eltgol, terapia percussionale, insufflazione assistita con AMBU o con ventilatore, assistenza manuale della tosse). Nel caso in cui il PCEF scende sotto il 160 l/m (2,5 l/sec) è indispensabile l’utilizzo dell’insufflatore/essuflatore meccanico. L’ENMC considera indicazione alla NIV (ventilazione
non invasiva) inizialmente solo notturna nei casi in cui si presenti una
o più di queste situazioni: A mio parere la presenza d’ipercapnia diurna, valutata con un’emogasanalisi, anche in assenza di sintomi dovrebbe porre indicazione alla NIV. Inoltre ritengo più completa la valutazione della pulsiossimetria che prevede un taglio sotto il 90% per più di cinque minuti consecutivi, o per più del 10% del totale del monitoraggio. Sarà necessario fare una serie di controlli specialistici che rientrano tra quelli raccomandati dalle principali linee guida come schematicamente riportato sotto. Ritengo che l’accoglimento di questo protocollo
da parte vostra possa essere utile a chiarire alcuni aspetti della patologia
e ad avere una traccia del lavoro da svolgere nel tempo.
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